Miniatura raffigurante la beata Giuia da Certaldo fra due angeli, il trapasso della beata, i funerali della beata. Archivio di Stato di Firenze, Fondo Corporazioni religiose soppresse dal governo francese, 122.90, c. 361V

Beata Giulia da Certaldo

Anno di nascita: 1319 - Anno di morte: 1367

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Biografia

Da circa settecento anni gli abitanti di Certaldo sono particolamente devoti alla beata Giulia riconoscendola come la loro principale protettrice contro morbi, carestie, calamità naturali. Considerata beata da tempo immemorabile, i documenti per la causa di beatificazione (approvata nel 1819 da papa Pio VII) offrono innumerevoli esempi in tal senso, ravvisando anche una particolare attenzione verso i bambini.

La tradizione indica che Giulia apparteneva alla famiglia Della Rena, nobile schiatta inurbatasi nel castello di Certaldo agli inizi del XIII secolo: tale notizia, che iniziò a circolare e ad affermarsi nel corso del XVII secolo, sembra nascere in seno a questa famiglia i cui membri, impegnati in questi anni in una strategia di rilancio sociale volta a nobilitare le proprie ascendenze, rivendicavano una discendenza dalla beata Giulia e origini legate a Semifonte.

La tradizione ci dice che Giulia trascorse la sua infanzia a Certaldo prima di andare a lavorare come domestica presso la famiglia Tinolfi a Firenze, nel quartiere di Santo Spirito. I rapporti che ebbe con i frati agostiniani presenti in quel convento fiorentino furono decisivi per la sua vocazione. Rientrata a Certaldo, tra gli avvenimenti straordinari, si rammenta il miracolo del fanciullo salvato dalle fiamme. Questi fatti e l'esempio di altre celebri recluse della Valdelsa, quali santa Verdiana (1182-1242) a Castelfiorentino e santa Fina (1238-1253) a San Gimignano, indussero la nostra beata a farsi murare entro una cella attigua alla chiesa allora dedicata ai Santi Michele e Iacopo. Qui trascorse trent'anni in preghiera, penitenze e privazioni rinnovando il miracolo dei fiori freschi in tutte le stagioni dell'anno, offerti ai fanciulli che si affacciavano alla finestrella della cella per porgerle del pane. Il 9 gennaio del 1367 le campane dei Santi Michele e Iacopo iniziarono a suonare senza che nessuno le avesse azionate. Il popolo di Certaldo si rese subito conto dell'eccezionalità dell'evento e irruppe nella cella di Giulia trovandola morta davanti al Crocifisso. Si tramanda che il suo corpo esposto in chiesa abbia risanato numerosi infermi accorsi per renderle omaggio.

Stando ad alcune memorie seicentesche, già nel 1372 il popolo le dedicò un altare con una tavola dipinta nella quale era raffigurata insieme ai suoi miracoli. E le fonti documentarie attestano che fin dagli anni Venti del Quattrocento i frati agostiniani di Santo Spirito raggiungevano Certaldo per renderle omaggio in prossimità della ricorrenza della sua ascesa al cielo. Tuttavia benché il giorno del dies natalis della beata ricorra il 9 di gennaio, a partire dal 1674, il priore di Santo Spirito, frate Aurelio Fioravanti, dispose che la festa si celebrasse la prima domenica di settembre, cosicché la stagione potesse essere più adatta alla maggiore partecipazione dei fedeli.

Bibliografia specifica: Dini, 1902, pp. 56-61; Benvenuti, 1991, p. 119; De Angelis, 2010; Devozione, 2019-2020

 

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