Tappa fondamentale per chi voglia conoscere la Toscana, Certaldo conserva fra le mura antiche delle sue chiese veri e propri tesori che valgono, da soli, una visita al castello patria dello scrittore Giovanni Boccaccio .
A pochi metri dalla torre che fu della famiglia Machiavelli, lungo la via principale, incontriamo la chiesa medievale dei Santi Jacopo e Filippo, un tempo appartenente ai frati Agostiniani che avevano, accanto, il loro convento.
Entrati in chiesa, alzando lo sguardo in direzione dell’altare, i nostri occhi incontreranno quelli spalancati, come vivi, del “Cristo di Petrognano”, straordinaria scultura scolpita nel legno che raffigura, a grandezza naturale, il Cristo crocifisso sulla croce .
Lasciamo che il nostro sguardo scorra sulla figura, dai capelli raccolti in morbide ciocche, alla bocca socchiusa fino al torace modellato con grande attenzione al dato anatomico: con sorpresa ci accorgiamo che il Cristo, tutt’altro che bloccato nel legno in cui fu scolpito, è come animato da un soffio vitale, un moto di vita accentuato dai tratti di pennello con cui un abile pittore ha realizzato i dettagli della figura, dagli occhi ai capelli ai peli sottili di barba e baffi, questi ultimi tagliati alla “saracina” .
I piedi del Cristo non sono sovrapposti ma separati, ognuno trafitto da un chiodo .
Quello che abbiamo davanti è un Cristo trionfante sulla morte (come indicano gli occhi aperti di Gesù e la posa eretta del corpo e della testa) ma straordinariamente umano, come ci mostra il naturalismo con il quale è stato reso il suo corpo.
Il naturalismo anticheggiante della figura, l’estrema delicatezza di passaggi, evidente tanto nell’anatomia naturalistica come nella morbidezza di un perizoma quasi bagnato permette un confronto più col lavoro degli orafi che con quello degli scultori, mentre la sua non meno raffinata policromia, evidentemente concertata con lo scultore, viene accostata da alcuni studiosi all’arte del maestro che intorno al 1200 aggiorna volto e torso di Cristo nella famosa croce dipinta nel 1138 da Guglielmo a Sarzana facendo del nostro Cristo l’opera lignea più vicina al linguaggio e allo spirito delle più classicheggianti oreficerie che illustrano lo “stile 1200” .
Non tutta la critica, però, concorda con tale cronologia: la sensibilità e il naturalismo con cui sono resi il modellato e le proporzioni della figura spingono per una datazione alla metà del XIII secolo e ad un accostamento del nostro Cristo al linguaggio classico introdotto in Toscana da Nicola Pisano; una datazione, questa, cui rimanda la stessa decorazione pittorica che orna la croce per la quale è stata rilevata l'affinità a con motivi affini presenti sulle croci dipinte a Pisa sulla metà del Duecento.
La bellezza e il fascino di questa figura sono pari al mistero che avvolge le origini della nostra scultura: il Crocifisso venne ritrovato alla fine dell’Ottocento nella piccola chiesa di San Pietro a Petrognano, sul colle dove un tempo si ergeva la città di Semifonte, rasa al suolo dai Fiorentini nel 1202 .
Fu chiaro, fin da subito, che non era quella la collocazione originaria dell’opera, tagliata addirittura nelle estremità della croce per essere adattata al piccolo edificio in cui era ospitata: le dimensioni maestose dell'opera suggerirebbero infatti la sua provenienza da un contesto di grande prestigio quali un complesso abbaziale o una chiesa importante di un centro cittadino.
Bibliografia specifica: Proto Pisani, 2001, pp. 37-38; Merlini, 2015; Cervini, 2018, p. 36

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1164: risale a questo anno il diploma con il quale l'Imperatore Federico I di Svevia (detto il "Barbarossa") conferma al conte Alberto di Prato (Alberto IV) diritti e proprietà su una cospicua serie di località, fra le quali Certaldo. E' questa la prima menzione documentata di Certaldo. Bibliografia specifica Ceccarelli Lemut, 1996, pp. 198-202